21 Settembre 2020
olio d´oliva e sonno ristoratore

Rassegna stampa

Diabete liberi di vincerlo - alleniamoci a farlo!

I sette trucchi per mantenere i buoni propositi per il nuovo anno MEDICINA Dic 23,2019 0 Comments Fare nuove amicizie, iscriversi in palestra, mettersi a dieta. I buoni propositi per il nuovo anno sono un classico e circa il 93% delle persone ne ha almeno un paio nascosti nel cassetto, ma la metà li scorda entro febbraio e solo uno su cinque riesce veramente a portarli a termine. In aiuto però può venire la scienza: Jelena Kecmanovic, psicologa della Georgetown University sul sito The Conversation elenca sette trucchi ‘scientifici’ che possono aiutare nell’impresa. Il primo suggerimento è chiarire i motivi per cui si prende un certo impegno. Se si vuole perdere peso, ad esempio, è meglio pensare ai vantaggi per la salute piuttosto che alle pressioni sociali. “Le persone che sono spinte da valori autentici – sottolinea l’esperta – sono più brave a raggiungere gli obiettivi”. I propositi poi vanno pensati in termini positivi e, anziché ripromettersi di non voler bere alcolici durante la settimana, è meglio pensare a voler bere la propria bibita preferita. E’ fondamentale, spiega Kecmanovic, anche rimuovere dall’ambiente tutte le tentazioni, chiedendo anche a chi ci circonda di aiutarci nell’impresa, ad esempio non portando dolci in ufficio. In ogni caso è meglio preparare dei ‘piani di emergenza’. “Ogni volta che ci si sveglia di notte con il desiderio di cioccolata o patatine si può pianificare invece di leggere una rivista, o mangiare una mela lentamente assaporando ogni morso”. E’ importante anche procedere gradualmente, fissando degli ‘step intermedi’ ad esempio se si decide di mangiare meno. Per rinforzare i buoni propositi è utile anche visualizzare in anticipo gli effetti positivi che si vogliono raggiungere, ad esempio immaginando le sensazioni positive che si avranno dopo una bella corsa. L’ultimo consiglio è ‘siate indulgenti con voi stessi, anche nei fallimenti’. “La maggior parte delle persone pensa che il modo per aumentare la forza di volontà sia forzarsi, perché essere indulgenti è segno di mancanza di disciplina – sottolinea l’esperta – ma è vero l’esatto opposto, le persone che si biasimano di più anche per i piccoli fallimenti della propria forza di volontà tendono a non mantenere i buoni propositi sul lungo periodo”.

Un decalogo per il corretto uso degli antibiotici
Giuliana Miglierini20 ottobre 20170339
Condividi su Facebook Tweet su Twitter
antibioticiIl nuovo “Decalogo per il corretto uso degli antibiotici e per il contenimento delle resistenze batteriche in Italia”, il primo documento del suo genere in Italia, è stato realizzato dal gruppo GISA (Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica) ed è stato presentato presso l’Auditorium del Ministero della Salute, a Roma, alla presenza di esperti e rappresentanti istituzionali, dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura).



Il decalogo promuove azioni dirette alla prevenzione primaria e secondaria delle infezioni, ad esempio attraverso il ricorso a vaccini e profilassi antibiotica, azioni di “infection control” dirette al controllo della diffusione della resistenza antimicrobica e azioni dirette al contenimento dell’uso degli antibiotici negli animali (approccio One-Health) e al loro buon uso nell’uomo (antimicrobial stewardship).

Il Gruppo Italiano per la stewardship antibicrobica che ha dato vita al progetto è una società scientifica multidisciplinare che si pone come sintesi tra le attività già in essere da parte di altre società scientifiche e i gruppi di lavoro, promuovendo azioni di tutoraggio ed educazione e lo sviluppo di raccomandazioni e linee-guida rivolte a specifici settori specialistici.

Contenere le resistenze batteriche
L’obiettivo di limitare la diffusione delle resistenze batteriche, alla base del grave problema della multiresistenza agli antibiotici (AMR) vede impegnate in un fronte unico di azione le autorità sanitarie nazionali e internazionali a livello globale. Il Decalogo s’inserisce in tale strategia d’azione, fornendo indicazioni per la governance complessiva delle infezioni multi-resistenti. L’approccio prescelto è quello denominato One Health, che le autorità italiane ed europee hanno recentemente approvato quale strategia globale che permette di gestire in modo interconnesso la tutela della salute umana, animale e ambientale.

“Bisogna partire dalla causa principale del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, ossia l’uso inappropriato di antibiotici spesso dovuto anche alle cure-fai-da-te. D’altro lato nei pazienti più a rischio si dovrebbe ricorrere alla terapia antibiotica più appropriata, adottata nel minor tempo possibile, per ottimizzare l’impatto terapeutico, limitando l’insorgenza di resistenze”, ha commentato il presidente del G.I.S.A. e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, Francesco Menichetti.

Una maggiore sensibilizzazione di tecnici e istituzioni è uno dei punti cardine del Decalogo, indispensabile affinché venga data la dovuta attenzione al problema e la conseguente allocazione di risorse. A ciò si affianca, per Menichetti, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che deve essere informata in modo corretto sulla pericolosità di pratiche come l’autoprescrizione e l’automedicazione, o la durata del ciclo terapeutico affidata al libero arbitrio. “Sta ai medici, ovviamente, saper valutare caso per caso l’opportunità e l’utilità di ricorrere a questi farmaci. Ricordiamo che gli antibiotici sono dei veri e propri baluardi salva-vita e che la loro efficacia può essere compromessa da un uso inappropriato, che non produce benefici ma induce solo resistenze”, ha sottolineato il presidente del GISA.

Antibiotico resistenza e approccio one health
In Europa ogni anno si registrano 4 milioni di infezioni da germi antibiotico-resistenti che provocano più di 37 mila morti. In Italia il livello di antibiotico-resistenza si colloca fra i più elevati in Europa con una percentuale annuale di pazienti infetti fra il 7 e il 10% (dati ISS-Istituto Superiore di Sanità). Le infezioni contratte in ospedale colpiscono circa 300 mila pazienti, con una mortalità compresa tra quattromilacinquecento e 7 mila casi.

Le prospettive per il futuro sono tutt’altro che rosee: le infezioni batteriche da germi multiresistenti sono attese superare i tumori in quanto numero di decessi, con una cifra che dovrebbe attestarsi attorno a 10 milioni di morti nel 2050. All’impatto in termini di vite umane corrispondono i costi di gestione dei pazienti, tra ricoveri, terapie ospedaliere e domiciliari, assistenza e perdite di giornate lavorative; costi che si fanno sempre più difficilmente gestibili da parte dei sistemi sanitari dei diversi paesi.

La multiresistenza antibiotica, inoltre, è un problema che trova radici in ambito zootecnico, dove gli antibiotici sono tradizionalmente ed ampiamente utilizzati per controllare le malattie infettive all’interno degli allevamenti intensivi, per garantire livelli adeguati di benessere animale e di qualità nelle produzioni alimentari di origine animale. “Ma questo, come ben sappiamo, incide anche sull’uomo e di conseguenza sulla salute pubblica. – ha aggiunto Menichetti – La legislazione europea è molto restrittiva, ma non è così però a livello mondiale. Per questo è necessaria un’azione condivisa. Oggi la presenza delle istituzioni, ma anche dei rappresentanti dell’OCSE, dell’ECDC e della FAO va proprio nella direzione di promuovere azioni che siano congiunte, in un’ottica di approccio globale“.

Depressione: la musicoterapia è la terza “medicina” per curarla

DISTURBI DELL’UMORE
Dic 14,2017 0 Comments
(Reuters Health) –
Secondo un’analisi dei dati inseriti nel database della Cochrane Library, i trattamenti tradizionali della depressione, come la psicoterapia o la terapia farmacologica, potrebbero funzionare meglio se fossero accompagnati dalla musicoterapia. Almeno per alcuni pazienti. Nell’intento di approfondire l’efficacia di trattamenti alternativi per la depressione, come la musicoterapia, un gruppo di ricercatori ha esaminato i dati relativi a 421 persone che hanno partecipato a nove esperimenti a breve termin, che hanno testato i benefici della sola musicoterapia o i benefici della musicoterapia in abbinamento agli interventi tradizionali. Nel complesso, l’analisi dei dati ha rilevato che i pazienti si sentivano meno depressi quando la musica veniva “aggiunta” al loro regime di trattamento. Anche la musicoterapia sembra aiutare ad alleviare l’ansia e migliorare le funzioni fisiche negli individui depressi, e sembra altrettanto sicura quanto i trattamenti tradizionali. “Ora possiamo essere più fiduciosi sul fatto che la musicoterapia in effetti migliori i sintomi e la vita dei pazienti e che questa evidenza possa essere considerata valida in un’ampia gamma di condizioni, paesi, tipi di pazienti e tipi di musicoterapia”, ha detto l’autore principale dello studio, Christian Gold ,della Uni Research Health a Bergen, in Norvegia.

Quale tipo di musicoterapia?
La musicoterapia può includere approcci passivi che implicano l’ascolto, o trattamenti attivi che prevedono la riproduzione di uno strumento, il canto o la partecipazione a un’esibizione musicale, o tutti questi apetti combinati insieme. Ciò che distingue la terapia con la musica è il fatto che viene condotta da una persona con una formazione nel counseling, nella psicologia o nel trattamento della depressione. Anche se la musicoterapia è stata a lungo utilizzata in tutto il mondo, fino ad oggi, secondo Gold, dalla ricerca scientifica non sono statii forniti dati evidenti. “L’ultima recensione pubblicata da Cochrane nel 2008 non offriva prove certe dei benefici – dice Gold – Vi è un solo studio pubblicato nel 2011che ha concluso che la musica potrebbe aiutare, ma la ricerca è stata condotta in un solo paese e ha lasciato molte incertezze. Il nostro aggiornamento conferma questa recensione conferma e ne amplia il significato. Pensiamo ancora che siano necessarie ulteriori ricerche; tuttavia, riteniamo che la ricerca sulla musicoterapia per la depressione possa ora passare a step più specifici come il confronto tra diversi tipi di terapia”.

Negli studi inclusi nella revisione attuale il follow-up variava da sei a 12 settimane. Lo studio più piccolo contava solo 14 partecipanti, mentre il più grande includeva 79 persone. Il numero totale di sessioni di trattamento variava da otto a 48 e la durata delle sessioni variava da 20 minuti a due ore. Solo uno degli studi ndll’analisi ha confrontato la musicoterapia attiva e passiva, e non ha trovato differenze nella gravità della depressione nel breve termine.

Fonte: Cochrane Database Syst Rev 2017

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

L’energia del futuro simulerà le stelle

Fusione nucleare: l’energia del futuro simulerà le stelle. Parte il viaggio del supermagnete italiano
ENERGIA
I-TECH
Nov 20,2017 0 Comments
Pesante 150 tonnellate, con la forma una D, lungo 16 metri e largo 9, il magnete superconduttore più grande del mondo che aprirà la strada all’energia del futuro è pronto per il suo lungo viaggio. Attesa per oggi pomeriggio la partenza da La Spazia dove si trova lo stabilimento in cui è stato costruito, quello della Asg Superconductors, una società della famiglia Malacalza.

Destinazione Porto Marghera, dove farà una lunga sosta prima prima di ripartire verso la Francia, a Caradache, dove sta nascendo il reattore sperimentale Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), la macchina frutto di un grande progetto internazionale, che vede l’Italia in primo piano con la sua industria e con l’Enea. Dodici ore a bordo di un camion-robot radiocomandato per quei 6 chilometri che lo separano da Porto Marghera dove negli stabilimenti di un’altra azienda italiana, la Simic, l’avventura avrà inizio.

L’obiettivo ambizioso è dimostrare che è possibile generare energia imitando il processo di fusione che avviene nelle stelle. “Iter è un progetto al quale partecipa tutto il mondo e i cui attori principali sono l’Europa, che contribuisce per oltre il 50% in termini di fondi e componente, accanto a Stati Uniti, Giappone, Corea, Cina, Russia e India”, ha osservato Alessandro Bonito-Oliva, responsabile per i magneti di F4E (Fusion for Energy), l’agenzia dell’Unione Europea che gestisce il contributo europeo a Iter, definendo le strategie e lavorando in collaborazione con l’industria.

“I magneti – ha aggiunto – sono i componenti più importanti della macchina”. Grazie ad essi, infatti, il plasma che scorrerà all’interno della macchina potrà raggiungere la densità ottimale perché avvenga la reazione di fusione. E’ una sfida internazionale che vede l’Italia in prima fila, ha osservato Stefano Pittaluga, responsabile del progetto per la Asg Superconductors. Nell’azienda italiana vengono infatti “costruite dieci delle 18 bobine di Iter, quindi oltre il 50%”. Le altre otto, più una di riserva, sono fatte in Giappone. Ma il ruolo italiano è molto più ampio perché sono almeno 26 le aziende coinvolte direttamente nel progetto, alle quali si aggiungono quelle che hanno realizzato le macchine straordinarie che nello stabilimento di La Spezia permettono di costruire i supermagneti.

confronto sul tema della medicina anti-aging

Geriatria | Redazione DottNet | 20/11/2017 18:28
Confronto Italia-Bielorussia sulle linee operative

La riabilitazione come baluardo per mantenere la mobilità e le abilità degli anziani e medicina del benessere, formula vincente per affrontare la sfida di una popolazione che vuole invecchiare in buona salute. E´ quanto emerso nel corso del convegno "Come prepararsi ad affrontare l´emergenza sanitaria del futuro: senilità, complessità, cronicità", che si é svolto alle Antiche Terme di Sardara, organizzato da Sinfer Sardegna e Comunità Mondiale della Longevità in collaborazione con le Antiche Terme di Sardara.

Il convegno ha messo a confronto sul tema della medicina anti-aging studiosi di fama internazionale, sardi, italiani e bielorussi. Ospite é stata infatti una delegazione Bielorussa guidata dal ricercatore Siarghei Gromada. Gli esperti hanno delineato le linee operative per un percorso virtuoso in grado di contrastare il decadimento psicofisico dei cento milioni di europei over 65 secondo uno degli indicatori più frequentemente utilizzati per misurare il benessere e lo stato di salute della popolazione: l´aspettativa di vita libera da disabilità (Dfle, disability free life expectancy), un indicatore composito che combina informazioni su mobilità e disabilità, estendendo il concetto di aspettativa di vita al di là del semplice numero di anni vissuti.

"La longevità è infatti una delle conquiste più importanti della nostra era, ma nella realtà individuale può essere un bene o un male a seconda delle condizioni di salute in cui la raggiungiamo e la sfida dell´invecchiamento si vince promuovendo interventi preventivi curativi e riabilitativi", afferma Roberto Pili, presidente della Comunità Mondiale della Longevità. Rinforza il concetto Mauro Piria segretario della Sinfer Sardegna.

"La disabilità è condizione sfavorevole per lo stato di salute e fattore di rischio per un suo ulteriore aggravamento - precisa -. Potenziare la riabilitazione diventa strategico per costruire longevità in salute a basso gradiente di disabilità". Forte dell´esperienza delle centinaia di strutture dedicate in Bielorussia, vere mete di un costante afflusso di turismo sanitario Siarghei Gromada ha evidenziato "sono sufficienti 18 giorni di trattamenti riabilitativi termali per assicurare benessere per un anno intero".

Stress: per combatterlo bastano 15 minuti in solitudine

Home » Medicina » Stress: per combatterlo bastano 15 minuti in solitudine
Stress: per combatterlo bastano 15 minuti in solitudine
MEDICINA
Nov 14,2017 0 Comments
Colpa forse anche del constante bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti in ogni momento della giornata, per combattere lo stress occorre la solitudine. Ma non quella “brutta” che allontana dalle amicizie e dai “piaceri sociali”, ma quella introspettiva e calmante. Per questo tipo di solitudine bastano soli 15 minuti al giorno. Secondo uno studio guidato dall’Università di Rochester, e pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin, trascorrere un quarto d’ora da soli nell’arco della giornata, a leggere o semplicemente a far fluire i pensieri, può aiutare a stare subito meglio, a sentirsi calmi e rilassati.

La ricerca
Per verificare i benefici dei momenti di solitudine scelti con accortezza, differenti dall’isolamento sociale che invece secondo diversi studi ha effetti negativi, sono state prese in esame per un esperimento 114 persone, a cui è stato chiesto di sedere da sole per 15 minuti, riducendo così il carico emotivo e di interesse suscitato da 15 minuti di conversazione. Quando è stato chiesto loro di compilare un questionario, i partecipanti all’esperimento mostravano di avere meno probabilità di provare emozioni negative, tra cui irritabilità, sofferenza o agitazione.

Un’ulteriore prova che ha coinvolto 108 persone ha mostrato invece che per il benessere non era importante cosa si facesse da soli, se si rimanesse in compagnia dei propri pensieri o si leggesse un libro: l’unico lato negativo era che dopo un quarto d’ora subentrava in alcuni una sensazione di solitudine.

Un secondo esperimento ha poi coinvolto 173 persone, a cui è stato chiesto di trascorrere da sole un quarto d’ora al giorno per una settimana, non facendolo poi per altri sette giorni. Da qui è emerso che stare da soli per un periodo limitato, soprattutto se si sceglie di farlo, aumenta sensazioni relative alla pace e al relax. Insomma, se da una parte si ‘mitigano’ gli aspetti positivi legati alla socialità se ne recuperano altri, in particolar modo quando si ha bisogno di un momento di ‘decompressione’.

DISTURBI DELL’UMORE

Internato di medicina: depressione più comune nelle donne
DISTURBI DELL’UMORE
Nov 21,2017 0 Comments
I conflitti lavoro-famiglia sembrano spiegare in larga parte i maggiori tassi di depressione riscontrati negli interni di medicina di sesso femminile rispetto alle loro controparti maschili. Lo ha dimostrato uno studio condotto su 3121 interni che ha incrementato la comprensione della disparità fra i sessi nei sintomi depressivi durante la formazione medica, ed il ruolo del conflitto famiglia-lavoro nell’incremento della depressione in ambo i sessi, come affermato dall’autrice prof. Constance Guille della Medical University of South Carolina.

Dato che le donne tipicamente hanno maggiori responsabilità domestiche e sull’assistenza ai bambini, esse vanno incontro a maggiori conflitti durante l’internato, il che a sua volta porta ad un incremento del rischio di depressione.

Quest’ultima è comune nei medici in formazione, dato che il 25-30% degli allievi ne manifesta un grado elevato, ma alcune ricerche precedenti avevano già suggerito che essa riguardasse soprattutto le donne, ed i fattori che potrebbero spiegare la differenza non erano stati mai esplorati sinora.

Nel corso degli anni, comunque, sono stati identificati diversi fattori non modificabili che influenzano la depressione durante l’internato, fra cui, oltre al sesso femminile, figurano anche anamnesi di depressione, infanzia avversa e tratto nevrotico della personalità (JAMA Intern Med online 2017, pubblicato il 30/10 doi:10.1001/jamainternmed.2017.5138)depressione

Realizzazione siti web www.sitoper.it